L’itinerario artistico di Nicola Morea ha radici complesse e profonde. Parte da un rapporto quasi istintivo con la espressione artistica per procedere poi attraverso influenze concettuali, parametri ideologici, momenti costruttivi, riferimenti storico-artistici. Esiste cioè un magma di situazioni, un incandescente melting-pot di criteri ispiratori e di realizzazioni concrete anche attraverso la sperimentazione di diversi modelli tecnici. L'approccio all'arte diventa cosi' globale ed esaustivo nel senso che non tralascia nessuna esperienza, non esclude nessun mezzo di rappresentazione con la sola preoccupazione di rappresentare compiutamente il momento anche storico, al quale la stessa espressività si riferisce. È evidente anche che in questo dinamico complesso di situazioni, vive e si alimenta il rapporto inizialmente precipuo con la cultura del territorio, con la logica del legame che unisce l'artista alla prima impressione più evidente e cioè il paesaggio. E attraverso il paesaggio, la composizione del paesaggio, le "cose" che caratterizzano e specificano il paesaggio pugliese. Poi gli stessi riferimenti diventano le proposizioni di un discorso più ampio e più corposo. \asce il "petrarchismo" pittorico di Morea con una più accentuata capacità di versificazione e di aggregazione di concetti. La ricerca dei nessi all'interno dello spazio diventa rapporto concettuale con lo spazio stesso e la predilezione, in questa fase, dei toni freddi, favorisce l'emergere dello scenario interiore, del mondo di dentro con chiari riferimenti alla dimensione esistenziale ed antropologica della narrazione. L'inconscio ed il subconscio. Il cuore e l’intelletto. L'istinto e la razionalità. Il pensiero e la mente. L'essere ed il dover essere. Il sogno e la realtà. I mostri della ragione e le suggestioni della ispirazione. E continuando di questo passo la gamma ricchissima dei moduli espressivi prescelti, la capacità di spaziare in campi diversi con una articolata dimensione di ricerca e di realizzazione. Poi, come in una spirale magica di sensazioni, il ritorno alle origini come avventura non ancora completamente vissuta ed esaurita. Il riferimento ai grandi maestri, il fascino dei richiami storici ed artistici, la suggestione di sentirsi inserito in un fiume solenne di espressività, forse il bisogno inconscio di garantirsi una esistenzialità coerente con la pressione dell'andare avanti a tutti i costi, diventano altrettanti momenti dialettici di un discorso sull'arte che Nicola Morea non ha ancora esaurito del tutto. Altre prove lo attendono. Le colonne d'Ercole del suo spirito inquieto non sono ancora apparse all'orizzonte ed il segno del ventilabro, anticipato dal vaticinio, è lontano. Ma lo spirito dell'avventura, il senso dell'avventura non concedono tregua. Assillano il cuore dell'uomo e lo portano verso mete senza confini.

Michele Campione