Il geometra delle spiagge e dell'infinito
Sarà un geometra il cavaliere inesistente che si aggira per le cavità mentali di Morea, viene dai paesi delle piramidi, un po' fa il cubista un po' il postindustriale, un po' fa il bello e cattivo tempo tra le guerre stellari. Avanza deciso negli spazi della notte, traccia stelle a molte punte e inventa le grandi distese del Mediterraneo, i segni astrali del bene e del male del passato e del futuro, privilegia i segni d'acqua di mare di erba di terra, privilegia come un faraone di provincia il sole l'ocra l'arando e le terre rosse della piana pugliese, ma sistemati in piccoli loculi, come facevano i monaci nelle grotte farmacie, che ogni erba aveva un suo posto, ogni meditazione un suo angolo nella giornata e nelle cripte. Ora sono diedri di luce, i soli di agosto, sanno arrostire e bruciare, inventano tramonti “di bestia macellata". Ora sono cieli raccolti in un mazzo di vele, perse nell'oceano della notte universale, solcano i nostri occhi chiusi, simboli multicolori di un paese che ama vestirsi di azzurro e di giallo. Un pullover a strisce e triangoli che veste la tavolozza e la fantasia di Nicola, zebrano le spiagge addormentate e le campagne a picco sul mare, le grotte dove si perdono i suoni delle onde, i loro schiaffi pieni di echi. Ma all'improvviso appaiono cocci di vetro questi colori, resti di bottiglie andate in frantumi, schegge che sono il mondo gli oggetti la materia i paesaggi apparsi da una tenda scostata, da una fessura, da un taglio, da uno squarcio prodotto in un foglio di carta, in un muro. Quasi una realtà negata o comunque residua. Nell'Arca di Morea, sfuggiti al diluvio, sono soltanto questi pochi frantumi, i frantumi dell'arancio del giallo dell'azzurro. Il resto èbuio. Una promessa di malinconia? Forse. In questi cocci si raccoglie la riviera, la sabbia con le sue storie di mare, gli spazi metafisici e le barche rovesciate ad asciugare, quasi relitti di vite consegnateci dal quaternario, relitti che affidiamo ai secoli a venire, perché raccontino a chi verrà da destra o da sinistra che fu suppergiù cosi la storia dei colori e del mondo, cosi la storia dell'amore e dell'erotismo, cosi la storia della sensualità e della passione, nell'estate che ancora ritorna, stesa sulla sabbia, l'estate che tornerà non si sa fino a quando. Perché sono astronavi gli oggetti della realtà che affiorano dal buio dell'universo, attraccano alle nostre finestre, brillano e ripartono, destinate a perdersi nel buco nero dell'infinito.

Raffaele Nigro