SEGNI E SCRITTURE SULLA TERRA
Alla ricerca delle origini dell 'arte
Il fermarsi a riflettere, talvolta e ben oltre la specificità delle occasioni: un libro o anche una importante rassegna espositiva, risulta essere una delle operazioni artistiche più consuete all'interno di quella particolare aura che, con un sol termine, potremmo definire "evocativa”. E ciò, nonostante che possa considerarsi nella più ampia normalità anche il suo opposto, non fosse altro che per tutto un insieme di situazioni/motivazioni legate al tempo ed alla sua fugacità. Ma al di là dei pretesti, perché non andare alla ricerca delle fonti della creazione e dell'espressività, e del ruolo del ricordo? E proprio sulle citazioni e sui riferimenti Nicola Morea lavora da tempo, attratto com'é dal fascino delle cose naturali ed ancor più da certi richiami geografici che sono al tempo medesimo emozioni, forme e colori. Così l'essere legato ad una personale e particolare visione naturalistica definisce ed identifica i caratteri essenziali - stilistici perfino - della sua pittura, facendo sì che la superficie del quadro si popoli del ritmo dei segni riproponendo quasi, tra realtà ed astrazione, quella "scrittura della terra" così percepibile vuoi dalla parte dell'occhio che da quella del cuore. Accade, allora, che l'artista possa partire da precise e riconosciute conformazioni geografiche - le Murge, ovviamente - o meglio dal loro richiamo e dalla loro suggestione emotiva, per sviluppare una precisa narrazione per immagini. E l'occhio quale strumento dì conoscenza fa sì che l'immenso archivio della memoria sì attualizzi in una articolazione disegni, di colori e di materia, ovvero di tracciati che si dipanano quali nastri dapprima e quindi in una organica sequenza paesaggistica che si caratterizza secondo una ricca gamma cromatica nella quale i colori si accostano per campi e stratificazioni, ricostruendo la rappresentazione o forse il suo stesso ricordo. La materia, poi, si addensa occupando ancor più la superficie e lo spazio, consentendo ai "frammenti" di aggregarsi e conferendo alle opere una precisa organizzazione formale leggibile sempre come paesaggio : immagini dettate da un forte istinto creativo, talvolta perfino bizzarro, che divengono messaggi o meglio risposte alle tante sollecitazioni mnemoniche, in una libertà creativa articolata secondo impasti cromatici, pennellate di colore, tracce a rilievo e quinditrasparenze. In una sorta di grande sinfonia policroma sempre più coinvolgente. Ma l'attenzione di Nicola Morea va ben oltre il ristare dell'attivo e la fugacità dell'occasione, e l'itinerario di forme e di colori - quel muoversi tra le terre e il mare di una Puglia conosciuta ed amata - si determina in un ulteriore rincorrersi di gesti e di segni creativi, conferendo al racconto finanche una sua particolare astrazione, secondo grovigli che possono leggersi come trascrizioni insolite di dati sensoriali ed improvvise percezioni di forme, distinguibili solo in un magico punto di incontro tra segmentazioni e cromie compatte, tra formale e informale, tra corpose volute materiche e simboli antropologici occultanti. Quasi nella riscoperta di un geocentrismo che va ben oltre il luogo in quanto tale, per concretarsi in tutte le forme possibili della poesia. Continuando, cosi, in quell'infinito viaggio verso le origini del l'arte.

Toti Carpentieri