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Si é aperta nei giorni scorsi a Bari, presso la galleria di Maurizio Macinagrossa (Casa Editrice Adriatica, via Andrea da Bari, 119>, una mostra di Nicola Morea, noto pittore della nostra terra e dei suoi «segni». La presentazione è stata curata da Santa Fizzarotti Selvaggi, scrittrice e critico d'arte, alla presenza di artisti e operatori culturali. Fizzarotti, ha sottolineato che «la metafora visiva» di Morea, veicola immagini scarnificate solo all'apparenza, virtualmente reali: «Siepi e vegetazioni», «Graffiti», «Icone», «Trasparenze», «Paesaggi stellari» narrano storie di antiche scritture, frammenti di codici segreti, misteri di comete, sorgenti di vita sulla terra solitaria arsa dal fuoco.
«Il primo grado del linguaggio -scrive la Fizzarotti - si inscrive in un ricordo lontano: una emozione improvvisamente ritrovata nell'oscurità dell'oblio. Così nasce e si struttura la Memoria. Il segno, la scrittura, la forma sono gli elementi che rigenerano l’incantesimo, la magia tenera dei ricordi di infanzia che nell'arte ricreano una realtà immaginaria e sognante. Nicola Morea trasgredisce la regola dl Babele. La scrittura è immagine rarefatta, attraversata da piccole emozioni che nascondono il grande mare dell’Eros. I valori cromatici sono intensi, guizzanti, essenziali e quasi primari: essi disgelano la profondità del linguaggio che gioca la partita ambigua della comunicazione. L'alchimia è un alibi tranquillo. il testo pittorico è l'affermazione dl una storia. il lavoro di Morea traduce il senso del divenire e ristabilisce il rapporto fra l'uomo e la natura nei suoi termini essenziali. In tale ottica la donna è colei che consente di tollerare la realtà: Fata Morgana appare lungo il bordo dell'orizzonte per indicare dolcemente lo stato delle cose. La tentazione dell'assoluto svanisce come i sogni morbidi dell’alba per cedere il passo alla dinamicità fragile dell'esistenza».
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