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Quando si parla della ricerca in pittura, dell'impegno che molti artisti proiettano nello sperimentare nuovi itinerari espressivi non si può fare a meno di ricordare uno dei detti attribuiti al pittore francese Renoir a proposito dell'impressionismo.
Si attribuisce a Renoir questa icastica definizione del grande movimento pittorico di fine Ottocento: "Una mattina uno di noi rimasto senza nero, si servi del blu. Era nato l'impressionismo".
Ironia a parte la ricerca in arte e in particolare in pittura appartiene proprio ad epoche convulse come le nostre, a società complesse come é quella che ci appartiene storicamente e che richiede dagli artisti in genere la sapiente gestione della complessità per evitare che una sorta di spontaneismo storico accompagni o segua il fluire dei tempi storici.
Uno degli artisti pugliesi che con maggiore intensità di altri ha dedicato tempo e spazio alla ricerca pittorica é Nicola Morea che in questa rassegna presenta momenti particolari e sommamente interessanti delle sue peregrinazioni concettuali e di rappresentazione sul versante della pittura contemporanea.
Spirito inquieto per se stesso, indagatore di orizzonti multipli e anticipatori, pronto a sperimentare direttamente momenti pittorici d'avanguardia e riflessioni semantiche Nicola Morea potrebbe far sua la definizione che il critico Kraus ha attribuito alla ricerca pittorica e cioé che "l'arte é ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo é".
Ecco, il futuribile che parte dall'oggi. Le proiezioni sugli scenari che saranno a mezzo dei presupposti odierni. La sensibilità e la fantasia attuali al servizio della creatività futura. E proprio quello che Nicola Morea sta felicemente sperimentando con la sua pittura, Le opere meno recenti che risalgono comunque alla fine degli anni novanta sono quelle con una intitolazione particolare come "Percorsi stellari", "Icone" e "Graffiti".
Sono opere nelle quali globalmente prevale l'uso del colore, la ricerca di soluzioni cromatiche, una certa operazione da "painting, una tavolozza brulicante di interrelazioni che entrano ed escono dal dipinto.
Ci sono poi momenti nei quali il colore predomina e gioca il suo ruolo addirittura con trame cromatiche da rococò. Altri invece vedono emergere e contraddistinguere il significato del dipinto nel reticolo delle trame che disegnano appunto graffiti senza logica magari ma suggestivi, che spalancano finestre sull'universo con percorsi stellari che piacerebbero alla Enterprise e, alla serie Star Trek. I pregi di questa operazione derivano dalla scelta degli accostamenti di colore, dal sapiente uso della tavolozza, da una diffusa creatività.
Le opere più recenti, dello scorso anno per intenderci, giocano su due versanti, il primo è quello del colore che si fa più vibrante, acquista un autoritario ruolo da protagonista, si muove e si offre alla valutazione di chi osserva o semplicemente guardi i lavori esposti, con una perentorietà che deriva forse dalla consapevolezza dei risultati raggiunti dall'artista.
L'altro versante potrebbe essere definito quello della "soggettività cromatica". Il colore percorre altri itinerari, affronta e propone altre e diverse soluzioni, si interseca per valloni e fenditure come il fiume incandescente di magma che fuoriesce dall'Etna, oppure predilige accostamenti di vastissimi territori, come parti del globo terreste visto dalle lontananze siderali dei satelliti.
C'é qualcosa perfino di inquietante,comunque di forte impatto, in queste opere che spingono al massimo sul pedale della ricerca.
Infine il polittico della "Quattro stagioni". C'è una magmatica accensione di rossi nella descrizione dell'inverno, che lascia attoniti e perplessi. La struttura compositiva delle altre tre opere che si riferiscono appunto al polittico, sono pressocché identiche ad indicare forse una continuità logica, emotiva di rappresentazione tra un periodo e l'altro dell'anno: l'estate ha i clamori solari, la grande luce abbacinata. Il giallo che domina.
Anche l'Autunno è giallo come l'estate ma c'è come un qualche sintomo di decadenza che si coglie tra i blu ed i gialli dell'Autunno. Infine la Primavera ha un andamento più lirico con la presenza del tenue verde che riporta alla immagine di prati senza fine.
Nicola Morea ogni volta riesce a sorprenderci per la vivacità di espressione, per i risultati della ricerca che è in grado di presentare, per l'impegno e la passione che mette nella sua inesauribile ricerca. Forte appunto come una passione travolgente.
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