Un turbinio di colori negli smalti di Nicola Morea Lunedì 10 febbraio 2003
NAPOLI, 10 febbraio, ore 00:40 - Non potevano di certo passare inosservati gli smalti e gli acrilici di Nicola Morea, in mostra sino a ieri alla galleria il Ramo d'Oro. L'artista barese deve la sua notorietà a decine di mostre in Italia e all'estero e ad alcuni riconoscimenti significativi. Morea ha ereditato la vena artistica da sua madre, creatrice di moda, e si è formato alla scuola di Don Pedro, un egregio pittore italo-venezualano. I turbinosi intrecci di colore in cui si dispongono le sue pennellate richiamano la tecnica dell'action painting, tuttavia, l'attento osservatore intravvede in questa fitta trama di segni un pensiero più sottile, che presiede alla disposizione delle linee ed all'organizzazione del quadro. Non c'è il gesto immediato e Istintivo dell'arte informale, bensì una stesura lenta e meditata che prende le mosse da una personale evocazione della natura. Nei suoi smalti dai toni brillanti si riconosce la natura delle Murge, generosa dispensatrice di vita, con i riverberi della luce sui campi e le venature sanguigne dei terreni argillosi. Il cielo si tinge di infinite gamme cromatiche, che variano dall'alba al tramonto, definiscono figure incorporee e suggeriscono una serie di echi, rimandi, consonanze. Così la visione di un mare in tempesta può tradursi nel "naufragio dell'olandese volante", dove la nave ingoiata dalle correnti è piuttosto un'ombra che un'immagine definita. "Le redazioni evocative di Nicola Morea - osserva il critico d'arte Maurizio Vitiello - intendono riverberare il sorgere dell'uomo e le civiltà che hanno illuminato il nostro pianeta. Il ritmo di segni affabulanti, che interpreta insieme realtà ed astrazione, corrobora il ricordo. Una scrittura della terra, articolata in segnature, colori e materia, introduce alle pagine di un'originale partitura cromatica. L'artista pugliese raccoglie le sue intenzioni in una pittura ben organizzata da fini cromatismi, variamente impostata per impatti ed organicamente manipolata per accogliere fluidità ed innervazioni. Il suo amore verso la natura e la sua passione per la vita sostanziano una produzione epifanica."

M. Di Mauro