"Omaggio a Schifano"
Talvolta nel corso della telefonata si intramezzavano lunghi silenzi, inspiegabili ai più, ma del tutto comprensibili per chi lo conosceva. Mario, infatti, era una sorta di "puma" che velocissimo passava da un punto all'altro del suo studio di via della Mantellate al quindici A, lasciando una traccia su un foglio e facendone una nuova, uguale e differente, su di un altro, in una interpunzione fatta sì di gesti e di suoni, ma anche di infiniti silenzi. Esponente di spicco di quel pop italiano carico di cultura e di tradizione, amò follemente il colore - quello reale della materia tradizionale e degli acrilici e quello virtuale dello schermo televisivo - rimanendone succube e prigioniero, sino alla fine dei suoi giorni. E proprio a questo colore e all'eroe trasgressivo degli anni Sessanta, Nicola Morea dedica oggi questo suo plurimo omaggio attraverso tele che parlano di campi e di natura, ma anche dei miti di una comune mediterraneità: lui libico dell'Impero, Morea italico peninsulare. Pur nella fedeltà ad una rappresentazione -quella a cui l'artista pugliese lavora da anni - che é al tempo medesimo traccia e cromia: tra blu oltremare e rossi di fuoco, ma anche in una luminosissima sinfonia di verdi. Fino al nero assoluto di un monocromo. Dietro cui, forse, il "puma" continua a giocare a nascondino.

Toti Carpentieri