Un 'imprevedibile rivisitazione di Nicola MoreaVenerdì 15 maggio 1998
Le imprevedibili rivisitazioni di Nicola Morea - a volte - non mancano di creare sconcerto, anche se le sue ricerche hanno sempre avuto una visione più che figurativa, rivolta piuttosto verso sintesi creative con radici bene individuabili:dallo spazialismo all'informale, alla percezione di percorsi di luminismo astratto, avvalendosi del colore come dato formale ed imprescindibile. Questa ennesima "personale" con ventitre tele alla sua Bottega delle Arti nella nuova rinnovata sede nel centro Storico di Mola di Bari, l'artista l'ha voluta dedicare e Mario Schifano (recentemente scomparso poco più che sessantenne) ritenuto da taluni critici una delle menti dirompenti della sperimentazione d'Avanguardia di questo ultimo trentennio. Infatti con i colleghi Festa ed Angeli appartenne negli anni '60 alla cosiddetta "scuola di Piazza del Popolo" ovvero alla galleria romana 'Tartaruga', dove si raccoglievano coloro definiti protagonisti del maggior dinamismo creativo contemporaneo. Un gusto evolutivo – quello dell’illustre estinto- diremmo traumatico, procedendo come fece,attraverso progressive appropriazioni su molti versanti: come il recuperare risorse e i più vari elementi dai diversi campi dell’estetica. Soluzioni e atteggiamenti dinamici che lo videro scandagliare nel reale come nel surreale, nell'astratto come nell'informale. Elaborazioni improvvise ed emotive - e di qui forse l'accostamento che ha solleticato Nicola Morea - nel cimentarsi in un cosmo di possibilità espressive riconosciutegli d'altro canto in questa occasione, dallo stesso Toti Carpentieri, critico e cultore d'arte sempre attento a registrare quelle ricchezze intuitive dispiegate tramite il pensiero e l'azione che investo- no la società, intravedendo forse in queste forme gestuali parallele un riflesso di istanze liberatorie ed ecologiche, trovando sinanche spunti nei miti e nei reperti della storia. E come il primo soleva dissacrare, l'accostamento di Morea ci riconduce ad una valutazione che per entrambi si esalta in una forma ironica ed allusiva. L'individuo e il suo spazio vitale: un modo di concepire o di decifrare un messaggio in allegorie evocative riversate nelle immagini di un’ottica odierna dove gli schemi hanno rotto i confini in ogni direzione, con l'ansia di esprimere forse - azzardiamo una provocazione che faccia discutere per esempio cosa sia o non si arte. Non crediamo che questa trasgressione di Morea abbia alcuno di questi intenti: il suo è stato - crediamo di non errare – un pretesto di misurarsi con le sue potenzialità in un ansia insieme avvincente ed intensa; di regalarci insomma nuove emozioni su quel filo cromatico,giocato sapientemente su accostamenti in scale di azzurri e di cupi cobalto ( Giochi di delfini" - "Sotto e sopra il mare"), frammisti a splendidi gialli di campi di grano maturo o di rossi spenti e violacei ("Tramonto sulla Murgia"), nell'immensità spaziale - questa si comune ai due - che lo stimola e l'avvolge in una convinzione poetica assoluta, al di fuori di schemi e stereotipi. in una tensione che é aspirazione di ricerca, laboratorio di idee, intervento e contemplazione di concetti intimi e segreti. Mola di Bari, La Bottega delle Arti, C.so Umberto 83 fino al 31 maggio p.v. teleinform. 080/4741583