DELLA FORMA DELL’INFORME
Firenze, 1996
Non pe/ago ossequente a/gesto di Mosè non ca/anca adusa ai capricci di Venere non ponto delle peregrinazioni di Ulisse non laguna domestica solcata dal Bucintoro non specchio complice dell’imbarco per Citera non oceano testimone della follia di Achab non bacino deturpato dall'insipienza a/ potere (tu ben sai nevvero mia fedele Chiaraluce?, che alludo a quel luogo-non-luogo del Mito dove il prima e il dopo il qua e il la o/tre a contendersi la ruota de/l'Universo da sempre a vicenda s'assediano s'abbracciano s'incendiano s'inceneriscono e alfine risorgono, a quel luogo-non-luogo di attese e odissee bestemmie e preghiere – immane ferace grembo in cui ogni molecola d'acqua si fa replicando o mimando tacitamente se stessa crogiuolo roveto ardente sudario inno ed eremo per pensosi naufraghi -, a quell'alcova iridata di memorie passioni enigmi..), ma bensi' lacerti spicchi stille voci trasparenze e riflessi dei mari di Puglia> della tua marina avita, caro Nicola, dalle tenaci dita ocellate dalla gola di diamante (oh le maculate correnti che sinuose si sdoppiano, a un pelo dalle crespe, in rabeschi d'amore consimili ai richiami delle Nereidi coricate sul dorso degli ippocampi e l’unghia di sole che ebbra del proprio lucore insegue, dileguandosi dietro l'orizzonte, L'ombra furtiva del fido delfino di Nettuno..) dal manto trapunto di erratiche luminarie superstiti, di dismesse piume di gabbiano di virenti serti d'alghe novelle di scaglie di conchiglia nidamentale... Inverati sul vero e trafitti da riverberi altalenanti - il colore, teso come elastici di fionda o ridotto a simbolica astanza, nel bilanciare equilibrio e vertigine compresenze e lontananze metafore e similitudini ha intimi rintocchi ora da subitaneo commosso commiato ora da inusitato corteo nuziale (mentre il cielo computa in una sorgiva bolla d'aria la distanza tra abisso flutto e flutto risacca e risacca insenatura e insenatura appena traguardando dai suoi gelosi fastig i) -i tuoi quadrati e rettangoli di mare verticale approdano ai lidi della percezione visiva nel segno della disputa infinita tra esistente ed essente rea/e e virtuale sondato e insondato -fintantochè dalle viscere delgorgo millenario non prende ad affiorare, a guisa di sigillo, la prescelta forma dell'informe che avvolge e coinvolge l'intero campo della tela destramente intenta, ipnotizzate all'istante le rare tracce predilette (lampi sottili d'impalpabile schiuma, tormentose e tormentate meduse processionanti, ciglia e capelli di mute sirene in gramaglie, lembi di cirri niveo rosati penduli da una particola d'arcobaleno..), a dilatarsi gonfiarsi torcersi e fremere entro le griglie sensuose di crepitanti cromie pur di sfugire alle mendaci lusinghe di ricorrenti e riprovevoli regole fisse. Da altre sponde, intanto, regalmente scortata dalle costellazioni dell'Orsa, silente transita fra le quinte del tuo mare-cielo-mare L'inesorabile isola di Utopia... Non è cosi, Nicola?

Corrado Marsan